I like naked stereotypes (qualcuno sa perchè)
Appunti sparsi da Emmaboda (il report più strettamente musicale lo riservo a indiepop).
- La Svezia è un paese civile, i giovani svedesi lo sono un po' meno. La monnezza riempiva ogni angolo, i cessi erano inaffrontabili, il campeggio un'esperienza dantesca. Ma d'altronde per loro era una specie di paese dei balocchi e l'età media, nonostante ci fosse il contingente italiano a rialzarla, era sui 15 anni. I bimbi svedesi bevono tantissimo e da ubriachi diventano capaci di tutto, tipo abbracciarti e baciarti all'improvviso (mi è successo), bloccarti mezz'ora per spararti un pippone su Aldo Moro e la strategia della tensione (è successo a qualcun altro), provare a farti la cianchetta mentre passi (è successo a me). Nonostante tutto però restano sempre educati, gentili e sorridenti, a differenza dei loro coetanei britannici.
- Radione is the new i-pod: mai viste tante radio e lettori cd portati a spalla e sparati ad altissimo volume, quasi a marcare il territorio e segnare la propria appartenenza musicale. Si ascoltava soprattutto indiepop, ma ce n'era per tutti i gusti. Il momento più surreale c'è stato quando dallo stereo di un tipo che stava sentendo i Placebo è partita una fantastica cover del Ragazzo della Via Gluck in svedese!
- Tutti insieme appassionatamente: il bello di un festival del genere è che la distanza tra artisti e pubblico è pressochè nulla. Era facilissimo incontrare musicisti mescolati tra la folla e scambiare due chiacchiere con loro. Il più presenzialista è stato sicuramente Erland occhialone e la sua felpa adidas rossa. I più simpatici il barbuto cantante dei The Bobby McGees (la più grande rivelazione del festival, li amo alla follia) e il mimo cicciotto degli I'm From Barcelona.
- Hello goodbye. Già mi manca l'accozzaglia di tipi buffi e caratteristici visti in giro: l'afrodandy, bambina Dostojevski, bambina pose sexy, le panda, ufficiale e gentiluomo, l'asociale, il solitario poi non più tale, il faccione, i bambini con la gonna della nonna, Pippi calzelunghe. Ciao amici, all'anno prossimo.
Last train to Frittole
L'ho scoperto ieri, via sms, appena rientrato dalla Svezia.
Il nostro primo approccio era stato, come dire, guardingo. Io avevo commentato in maniera un po' critica un suo post sugli House Of Love, lui aveva risposto appena piccato. Ma ci eravamo chiariti subito, e avevamo scoperto di avere parecchie affinità: la stessa età, gusti musicali molto simili, un comune sentire nei confronti della vita. Ci leggevamo, ci commentavamo, ci citavamo.
Non ci siamo mai incontrati, anche se ci eravamo ripromessi di farlo, prima o poi. Avevo ascoltato la sua voce quella volta che, davanti alla mia palese imbranataggine, si offrì di farmi da guida nel meraviglioso mondo di Soulseek e passò un sacco di tempo al telefono spiegandomi passo passo tutte le mosse da fare.
Scriveva in maniera superlativa, la cultura (musicale e non) come qualcosa non da ostentare ma da condividere, l'ironia come lente attraverso cui osservare tutto e tutti, lui in primis, il sarcasmo come maschera per coprire un animo gentile e disponibile, il riserbo sulla sua vita fuori dal web come scelta irrinunciabile.
Sapevo di problemi di salute, non ne immaginavo l'entità.
Se ne è andato giovedì. Cristo, Giò, sei più giovane di me!
Ciao Giorgio, salutami Grant McLennan, il wombat e le spiagge australiane.