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lunedì, febbraio 27, 2006

Silent spring

In ordine alfabetico:
Akron/Family - Animal Collective - Big Star - Vashti Bunyan - Dinosaur Jr - Flaming Lips - José Gonzàlez - La Buena Vida - Lambchop - Mogwai - New Christs - Sleater-Kinney - Stereolab - Television Personalities - Undertow Orchestra (Eitzel + Chestnutt + Bazan) - Violent Femmes - Why? - Xiu Xiu - Yo La Tengo 

Questi sono solo quelli per me imperdibili. Tutto il programma qua.
Non so se riuscirò ad andarci, ma il Primavera per me è sicuramente il miglior festival europeo, senza se e senza ma.

postato da: mammara alle ore febbraio 27, 2006 10:49 | link | commenti (9)
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domenica, febbraio 26, 2006

Cosa resterà di questi anni zero

Ad avercela, una macchina del tempo, non ci andrei troppo lontano. Punterei la lancetta dritta sul 2025 (come? già fatto?).
Troppe sarebbero le curiosità da soddisfare (Berlusconi cos'è diventato? Imperatore? Papa? Galeotto? Chi ha vinto la nuova battaglia di Lepanto tra l'armata dei lumi e l'impero islamico? E la Cina da che parte sta? Il festival di Sanremo lo farà di nuovo Pippo Baudo? Il Torino è riuscito a tornare in serie A?) ma voglio concentrarmi sulla musica.
Cosa sarà rimasto, tra vent'anni, della musica che ci gira intorno? Difficile, difficilissimo dare una risposta. La confusione è grande sotto il cielo ed è arduo individuare qualcosa in grado di emergere, o di durare. Sarà il tempo a deciderlo (per dire, quanti capirono all'epoca l'importanza degli Slint?). Però io non ce lo vedo un gruppo del 25 che si ispira ai Clap Your Hands Say Yeah. Più facile immaginare che la nuova sensazione del momento (che io e altri vecchi zii andremo a vedere al Covo) si rifaccia direttamente ai Talking Heads. E i quattordicenni di allora impareranno i primi accordi di chitarra ancora sulle note di Starway To Heaven,  God Save The Queen e Come As You Are. Ci sarebbe da riflettere sull'incapacità dei nostri tempi di creare musica che suoni davvero nuova e fenomeni culturali di massa. In fondo è dal punk e dalla new wave che ciò non accade (sì, certa elettronica, certo post rock, ma sono fenomeni di nicchia) e l'ultimo mito da poster in cameretta è stato Cobain quindici anni fa. Sono cambiati i tempi, anzi cambiano in modo così veloce che è difficile rendersene conto, dal di dentro.
Provando per un attimo ad indossare i panni del Nostradamus di turno, quel che immagino tra vent'anni è una dicotomia sempre più marcata tra musica come prodotto industriale e musica come espressione artisitica. Da un lato si avrà una fruizione sempre più passiva e massificata: gli adolescenti riceveranno i singoli della settimana scelti dalle majors,  previo abbonamento, direttamente sui loro cosi portatili (chiamarli ancora telefonini mi sembra riduttivo, saranno tv, pc, stereo, potrai fartici forse pure la barba e il caffè). Dall'altro vedo un insieme atomico di microcomunità, dove il confine tra artista e appassionato si fa sempre più labile. Sparisce il concetto di disco, acquista ancora più centralità il momento del live, l'autore mette a disposizione il suo materiale, aperto e liberamente manipolabile, in tempo reale.
In fondo, a pensarci bene, qualcosa del genere sta già cominciando ad accadere, col Myspace: il fan che diventa amico dell'artista e scambia mail e commenti, c'è sempre più musica a disposizione gratis in rete, l'appassionato scarica tramite il p2p direttamente dalla cartella dell'autore.
Non è che una rivoluzione è già iniziata e noi non ce ne siamo ancora accorti?

postato da: mammara alle ore febbraio 26, 2006 10:01 | link | commenti (4)
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mercoledì, febbraio 22, 2006

Tutti morimmo a stento

Ma se chiudere un blog è un po' come lasciarlo morire, poi al blog gli va fatto il funerale? E il blog estinto deve fare testamento?

(no, è un periodo così, di scarso tempo e voglia e ispirazione. ma evito scelte drastiche e definitive, perchè poi se tornano la voglia e l'ispirazione - il tempo quello no - faccio la figura dell'incoerente) 

postato da: mammara alle ore febbraio 22, 2006 21:13 | link | commenti (9)
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martedì, febbraio 14, 2006

Trova le differenze

Secondo quello in mezzo non ce ne sono (ma non è che sarebbe il caso di abrogare la legge Basaglia?)

postato da: mammara alle ore febbraio 14, 2006 14:33 | link | commenti (6)
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lunedì, febbraio 13, 2006

Warehouse: songs and stories

Udovicich, chi era costui?
Io la memoria l'ho sempre immaginata come una grossa soffitta polverosa, dove i ricordi giacciono accatastati l'uno sull'altro, senza alcun ordine o razionalità. Tu ci entri dentro e non sai mai cosa tirerai fuori. Ecco, da una visita recente sono spuntati fuori un nome e una faccia, quelli di Udovicich.
Che appartiene ad un tempo remoto, a quando la musica non c'era e i libri non c'erano e nemmeno il cinema c'era. C'era la tivvù, e c'era lo sport. Al tempo facevo ogni anno l'album delle figurine, compravo gli almanacchi del calcio. Ed era rassicurante ogni anno ritrovarci dentro Udovicich, che non era certo un campione, anzi (io credevo di essere l'unico a ricordarlo, ma c'è una pagina su Wikipedia e Google l'onnisciente che me lo ritrae in posa plastica nientemeno che a San Siro).
Un onesto professionista della pedata, uno che ha militato diciotto anni nella stessa squadra, il Novara, tra la B e la C. Mi colpivano, di Udovicich, il nome e l'aspetto. La faccia triste e seria, che la pelata invecchiava precocemente. Un simbolo di un mondo che non c'è più.
Poi un ricordo tira l'altro, e Udovicich trascina con sè molti altri nomi e altre facce, quasi tutti in bianco e nero. I basettoni di Breitner, contro cui si infransero i sogni dell'(in)vincible armada orange. Monaco 72 che per me non è il terrorismo palestinese, ma la scoperta della miopia. Le nane volanti Olga Korbut e Nadia Comaneci. Le eterne promesse non mantenute Pramotton, Erlacher e Toetsch. Le facce antiche, da contadini, di Beccia, Panizza e Baronchelli. La facile ironia sul nome di Van De Korput. Le valchirie dell'est che facevano incetta di record e di medaglie, per poi cambiare sesso. I panchinari a vita come Garritano e Roccotelli. Le foto sulle biglie, appannate dal contatto con l'acqua del mare, di Goodefroot, Van Impe e Fuente. Il kaiser Franz Klammer e il kaiser Franz Beckenbauer. L'eleganza di Edwin Moses e la forza sgraziata di Pietro Mennea. I terzinacci come Vullo e Cuttone (cognomen omen).
Ecco, se fossi Max Collini cucirei assieme le loro storie con la mia e ne tirerei fuori una canzone, o più d'una. Ma siccome che son solo Mammara, tutto quel che ne esce fuori è questo post.

postato da: mammara alle ore febbraio 13, 2006 11:14 | link | commenti (4)
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1 + 1 = 7

I classici due piccioni con una fava. Di che si parla, in giro per i blog? Beh, gira la lista delle sette canzoni e si tessono le lodi di YouTube e del suo fantastico archivio di video musicali. Per cui, due al prezzo di uno. Ecco le mie sette canzoni coi relativi video:

- Un Robert Wyatt d'annata alle prese con la I'm a believer di Monkees/Caterina Caselli memoria.
- La delirante versione brasiliana di Tintarella di luna dei pirotecnici Os Mutantes.
- Il bel collage di memorabilia velvettiane sulle note di Rock'n'Roll.
- Il rumore bianco della Revolution dei compianti Spacemen 3.
- Moz e soci in mezzo ai fiori nel video di This Charming Man.
- Gli Yo La Tengo a scuola di rock con la loro Sugarcube.
- I Wilco live da Jay Leno che eseguono Jesus etc.

postato da: mammara alle ore febbraio 13, 2006 02:14 | link | commenti (1)
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venerdì, febbraio 10, 2006

Wishing i was skinny

Ehi tu, che sei passata (perchè sei una ragazza, lo so) di qua cercando 'blog inneggianti l'anoressia': mi dispiace, hai sbagliato indirizzo.
Niente inni all'anoressia da queste parti, la conosco troppo bene. E' una bestia subdola e vigliacca, che ti distrugge la vita. Ti illude di poter diventare come Kate Moss e ti trasforma in un'ospite di Mathausen.
Sono passati una quindicina d'anni, ma io ricordo tutto, per essere stato vicino a chi quell'esperienza l'ha vissuta sulla sua pelle e aver visto la malattia nascere, crescere e diventare sempre più potente (ma anche svanire, dopo lungo tempo e dolore).
Ricordo il delirio, la distorsione della realtà, l'arrivare a pesare 39 chili per 1,65 di altezza e sentirsi comunque grasse, il senso di potere e di euforia che si prova nel credere di essere padrone del proprio corpo e della propria mente (e il perderli, l'uno e l'altra). L'iperattività e i crolli, le corse forsennate a comprare la cioccolata bianca perchè lei non riesce a stare in piedi. Il senso di impotenza che si prova nel non essere capaci di abbattere il muro che l'anoressica frappone tra se' e il mondo ma il voler esserle comunque accanto, l'arrivare quasi a comprendere se non a condividere le sue ossessioni. E poi, una volta intravista la luce in fondo al tunnel, il duro, faticoso ed eterno cammino per riacquistare una qualche sorta di equilibrio nel rapporto col cibo e col corpo, tra piccoli passi avanti e disastrose ricadute.
Niente inni all'anoressia, dunque, ma volentieri inneggio a chi la bestia è stata capace di debellarla. La mia amica di quindici anni fa (e di adesso, ancora), che adesso è mamma e insegna all'università. E quell'altra persona che passa spesso da queste parti, con la quale avrei voluto affrontare l'argomento l'estate scorsa, ma mi è mancato il tempo e l'occasione (ricordi che volevo dirti delle cose, se fossi stato abbastanza ubriaco da superare l'imbarazzo e la ritrosia? ecco).

postato da: mammara alle ore febbraio 10, 2006 18:35 | link | commenti (3)
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lunedì, febbraio 06, 2006

Ci scusiamo per l'interruzione. Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile.

Sono senza ADSL da mercoledì. E in crisi di astinenza, e sull'orlo di una crisi di nervi.
Ci si ribecca tra qualche giorno, spero (anche se ho recuperato una vecchia connessione a carbone, e una capatina ogni tanto vedrò di farla).

postato da: mammara alle ore febbraio 06, 2006 21:40 | link | commenti (4)
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