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mercoledì, settembre 29, 2004

10 piccoli indiani (e poi non ne rimase nessuno)

E' un po' che non gioco al piccolo Hornby, per cui è ora di ritirare fuori una bella playlist. E visto il momento mi dedico ai miei amati eighties. Ma non farò l'elenco dei dischi più belli, più rappresentativi e/o significativi del decennio. No, la mia è una playlist sentimentale. Su ognuno di questi vinili consumati dal tempo e dall'uso (il primo in foto ha preso la rugiada di una notte sotto le stelle a Reading) ho lasciato un pezzetto di cuore, sono stati buoni compagni di viaggio e di vita. In ordine alfabetico:

Band of Holy Joy - Manic, magic, majestic (Rough Trade)

Biff Bang Pow! - The girl who runs the beat hotel (Creation)

Eyeless In Gaza - Caught in flux (Cherry Red)

Mary Margaret O'Hara - Miss America (Virgin)

Sad, Lovers and Giants - Feeding the flame (Midnight Music)

Television Personalities - And don't the kids just love it (Rough Trade)

This Mortal Coil - Filigree and shadows (4AD)

VV.AA. - Rainy day (Rough Trade)

VV.AA. - Shadow factory (Sarah)

Ben Watt - North marine drive (Cherry Red)

(magari avrei dovuto motivare le mie scelte, ma sono stanco e non ho più tempo)

postato da: mammara alle ore settembre 29, 2004 19:24 | link | commenti (10)
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lunedì, settembre 27, 2004

Lesson never learned

Se uno psicopatico cerca a tutti i costi di tagliarti la strada per inserirsi proprio davanti a te lungo una fila chilometrica, tu lascialo passare. Lo piscopatico è sicuramente più grosso di te (ma è più forte di me, ci ricasco sempre). 

postato da: mammara alle ore settembre 27, 2004 14:36 | link | commenti (3)
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sabato, settembre 25, 2004

Fell in love with a band

Mi sono innamorato, di nuovo. I sintomi ci sono tutti: lo sguardo perso nel vuoto, il sorriso ebete, i brividi che corrono lungo la schiena. Mi sono innamorato di un disco, ed è bello che dopo averne ascoltati migliaia e migliaia ciò continui ad accadere, e sia sempre come la prima volta. Il disco in questione non è uno di quelli grandi, epocali, che cambiano il corso della storia della musica. No, è un disco piccino piccino, non passerà alla radio e in tv (almeno da noi) e rimarrà un segreto ben custodito per quei pochi che, scoprendolo, ne saranno rapiti. Il debutto degli Aberfeldy è un disco che si muove nel solco della gloriosa tradizione del pop scozzese di Lloyd Cole & The Commotions, Martin Stephenson & The Daintees, James Yorkston & The Athletes (anche da loro mi aspetto grandi cose) e, of course, Belle & Sebastian (ecco però, se si chiamavano Aberfeldy & qualcosa era meglio). Gli ingredienti sono quelli che ci si aspetta: chitarre arpeggiate e melodie vocali cristalline, violini e mandolini che spuntano quà e là con discrezione, testi semplici e naif (forse troppo, ma è giusto che sia così), brume nordiche e sprazzi di sole californiano. Ma ci trovi anche uno spiccato sense of humour ed alcune soluzioni, come i coretti sbilenchi e certi inserti d'elettronica vintage molto eighties, che li rendono unici e particolarissimi. Non è un disco perfetto, Young Forever, anzi è ricco di imperfezioni e sbavature, e come tutti i debutti pecca d'esuberanza e d'ingenuità. Ma si sa come funziona con l'amore: sono proprio i difetti e le imperfezioni le cose della persona amata alle quali ti leghi di più.

Ci si può innamorare di un disco che ha preso 3.4 da Pitchfork? Certo che si può, 1) l'amore è cieco e 2) Pitchfork non è mica la Bibbia.

postato da: mammara alle ore settembre 25, 2004 17:36 | link | commenti (8)
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mercoledì, settembre 22, 2004

DON'T save a prayer for ME, now..

Un delirio collettivo, non saprei come altro definirlo. E' bastato che un ciccione cotonato e i suoi detestabili amichetti dal fondotinta pesante annunciassero di aver pronto un disco nuovo per far sì che alcune delle più fervide menti della blogpalla si riunissero in un progetto comune, al grido di ualbòis! ualbòis! ualbòis! Una sorta di Anima Mia telematica, ad uso e consumo della generazione dei trentenni, che ai tempi dei Tamarr Tamarr andava alle elementari o al massimo alle medie. Il blog è sicuramente ben fatto e godibilissimo (e non poteva essere diversamente, visti i nomi coinvolti) ma non riesco a soffocare il senso di disagio e di fastidio che mi provoca il modo in cui gli eighties vengono raccontati. Le Timberland, Rio, Jennifer Beals, Nick Kamen, Sposerò Simon Le Bon, i paninari, Fame, gli Europe, il Monclair (e Reagan e la Tatcher, naturalmente) ..., non voglio negare che siano parte integrante dell'immaginario '80, ma non fanno parte del mio. Ed è sostanzialmente una questione anagrafica. Così come, in modo speculare, i '70 sono stati l'epoca degli anni di piombo, dell'ideologia uber alles, dei Pink Floyd e dei Genesis, ma per me erano Rischiatutto, Carosello, Ramaya e Born To Be Alive. Però ai tempi di Hungry like the wolf l'età della ragione l'avevo raggiunta (18 anni nell'81) e non potevo non percepire i giurèn giurèn e tutto il mondo che rappresentavano come il nemico, il male, l'anticristo. Il bastard pop, la contaminazione, l'abbattimento degli steccati erano tutti concetti di là da venire. Gli '80 erano anni di forte contrapposizione: buoni o cattivi, di qua o di là. E io stavo di là, ascoltavo i Joy Division e i Cure prima e i R.E.M. e gli Smiths poi, e faticavo tantissimo a soddisfare le mie passioni e a scovare i dischi che desideravo, mentre le puttanate new romantic te le ritrovavi dappertutto, a Deejay Television, a Videomusic, da Red Ronnie e pure da Pippo Baudo, oltre che in tutte le radio. Capisco questa voglia di celebrare la propria età dell'innocenza, ma la mia paura è che si finisca per veicolare un'immagine a senso unico del decennio nella quale non mi riconosco assolutamente. Quando Giulia scrive: " Riprendiamoci gli anni '80. Sono nostri, in tutta la loro schifezza." mi vien spontaneo gridare no!, i miei anni '80 sono stati anni bellissimi! I gladioli degli Smiths, il rigore dei Joy Division, i bronci velvettiani dei Jesus & Mary Chain, la Rickenbacker di Peter Buck e quella di Johnny Marr, la bambina scalza nella copertina del primo disco dei Violent Femmes, le uniformi filosovietiche dei CCCP. Questi erano gli anni ottanta, per me. 

postato da: mammara alle ore settembre 22, 2004 22:26 | link | commenti (19)
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Mantra augurale

quagliarellamarazzinaquagliarellamarazzinaquagliarellamarazzina (e tre)

postato da: mammara alle ore settembre 22, 2004 15:03 | link | commenti (8)
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domenica, settembre 19, 2004

Think Big

postato da: mammara alle ore settembre 19, 2004 22:27 | link | commenti (5)
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Siccome che quest'anno c'è stata una grande moria delle vacche...

Sarà la stagione. Ma mai come di questi tempi i blogger sembrano foglie appassite pronte a cedere al vento d'autunno. Piccolo punto della situazione: per una Fio che torna c'è un Max che se n'è andato e non ritorna più, Margherita si mette in aspettativa e Zazie minaccia di fare altrettanto (no, eh!), senza contare Delio che da quando ha traslocato è visibile da noi comuni mortali che usiamo IE solo mediante seduta spiritica. Dispiace perdere tutte queste voci (e che voci), anche se c'è la consapevolezza che il richiamo della foresta (Fio docet) prima o poi torni a farsi sentire. Per quel che mi riguarda è un momento in cui sento di non avere molto da dire, ma questa finestrella resta qui, anche solo per sbirciare quello che scrivono gli altri.

postato da: mammara alle ore settembre 19, 2004 16:11 | link | commenti (7)
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mercoledì, settembre 15, 2004

Basta poco, che ce vò?

A volte, e per fortuna, ci vuole davvero pochissimo perchè l'umore faccia il triplo salto mortale e il tuo cielo d'improvviso passi dal nero plumbeo all'azzurrino con nuvolette a pecorelle. Solo pochi minuti fa ero qui che rimuginavo sulla mia vuota e piatta vita, su come il mio lavoro forzato mi tolga entusiasmi ed energie, cose così, insomma. Poi quasi per caso mi viene in mente di cercare Mammara su Google e mi imbatto in un suo post di un paio di settimane fa, che mi era colpevolmente sfuggito, in cui leggo la seguente definizione: "mammara - un po' l'andy partridge dei blog italiani". Ok, mi viene spontaneo rispondere "magari", ma intanto da allora non smetto di sorridere. Grazie, Rose (e scusate l'autoreferenzialità spinta, ma quanno ce vò ce vò).

postato da: mammara alle ore settembre 15, 2004 22:42 | link | commenti (5)
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sabato, settembre 11, 2004

O tempora, o mores

Qualcuno sentiva il bisogno di una versione nu-metal di Save a prayer? Io sicuramente no, ma intanto c'è, l'ho appena vista su MTV. (Dio che tempi, signora mia, di questo passo dove andremo a finire?)

postato da: mammara alle ore settembre 11, 2004 16:19 | link | commenti (7)
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venerdì, settembre 10, 2004

Quel che Godzilla disse a Dio quando non trovò il suo nome nel libro della vita

One day I left my room in the evening

It was freezing, a sidewalk shining

But it was okay - I wasn't lonely

I wasn't no one, I was just hoping

for a bookstore like the one I prayed for

and the music they'd play there would be Dinosaur Jr.

and the people who worked there would be super skinny

and super unfriendly  - and that would me make me happy

That would make me happy

American Music Club - Myopic Books

Oh, il re della sfiga torna coi suoi vecchi compari, dopo 10 anni. E emoziona, ancora.

postato da: mammara alle ore settembre 10, 2004 22:35 | link | commenti (4)
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