It's so cold in Alaska...
But she's not afraid to die, the people all call her alaska
Between worlds so the people ask her 'cause it's all in her mind
It's all in her mind
She asks you is it good or bad
It's such an icy feeling it's so cold in alaska,
It's so cold in alaska, it's so cold in alaska.
Ascolto questa canzone (nella versione di Lady & Bird), leggo Passaggio in Alaska di Jonathan Raban, nella pia illusione di ricavarne qualche refrigerio. E soffro al pensiero di quanto soffrirò, visto che dovrei lavorare fino a ferragosto. E che l'aria condizionata in ufficio ce l'avrei, ma non posso usarla perchè la collega soffre di sinusite.
Shadow Factory














Estate. Afa. Riposo. Nostalgia. Voglia di lasciarsi cullare dal pop più ingenuo e carezzevole. E allora caccio fuori consunti vinili dalle copertine colorate e spartane e con la lacrimuccia che incombe ripenso a quanto straordinaria è stata l'esperienza della Sarah Records. E siccome l'afasia non intende abbandonarmi, vi invio qui per ulteriori informazioni e provvedo a copincollare un articolo di qualche anno fa, quando avevo ancora tempo e voglia di giocare al piccolo recensore:
Nostalgia degli '80? Io tanta. Certo non ne avrei, se non li avessi vissuti e dovessi basarmi soltanto sulla montagna di monnezza che radio e tv cominciano a riversarci addosso per l'ennesimo revival, fedeli ad una industria che non butta via nulla ( Kajagoogoo, A-ha, Gazebo, Falco, da-da-da ……. Mio Dio, cosa abbiamo fatto per meritarci tutto ciò? ) .
No, davvero, sono stati (anche) anni pieni di grande musica. E non mi riferisco soltanto a dischi universalmente celebrati come Raindogs, The Queen is dead, Closer, Psychocandy, Old Rotten Hat, Swoon, Fables of the Reconstruction, Warehouse:songs and stories e tanti altri.
E' stato un decennio ricco di esperienze che, pur non essendo mai arrivate al grande pubblico, sono oggetto di un culto devoto e resistente al tempo da parte di quelli che hanno avuto la fortuna di avvicinarle (alcuni dei miei miti: Felt, Momus, Biff Bang Pow e la Creation tutta, la él records, Eyeless in Gaza, Apartments, Feelies, il Paisley Underground, ecc. ecc.) .
L'occasione dell'uscita di alcuni prodotti discografici mi da lo spunto per parlare di uno di questi tesori nascosti della musica degli '80: la Sarah records. L'etichetta di Bristol, in realtà, è vissuta a cavallo tra gli ultimi due decenni (suppergiù 87-94), ma incarna in pieno un certo spirito eighties, e la sua scomparsa può essere definita il vero e proprio epitaffio di un'epoca.
Nell'immaginario collettivo gli anni '80 sono ricordati come gli anni di Craxi, di Reagan e della Thatcher, degli yuppies e del rampantismo, di Wall Street, Michael Jackson e Michael J. Fox.
Non ho intenzione di negarlo, ma l'avvento di stili di vita così aggressivi e volgari generò sacche di resistenza molto forti, e l'onda lunga del punk permetteva ancora l'emergere di situazioni basate sul do-it-yourself e sul rifiuto delle logiche di mercato. La parola "indipendente" significava ancora qualcosa, allora, non stava ad indicare soltanto una frangia di mercato marginale, come adesso .
La Sarah records rispondeva a queste caratteristiche, e in più aveva STILE. Uno stile fatto di paesaggi desolati come copertine, di proclami anticapitalistici come note, di volantini ciclostilati.
E di scelte estetiche altrettanto coerenti ed intransigenti, seppure in qualche modo spiazzanti: niente urla e chitarroni, ma soffici melodie.
La Sarah è stata la quintessenza di quello che, con una definizione azzeccata, è stato chiamato "bedroom pop", pop da camer(ett)a: canzoni come coperte di Linus, un intero universo racchiuso tra le mura domestiche, il tentativo di celebrare e di rendere eterna l'adolescenza, il momento magico in cui scopri chi sei, il sesso, l'amore, la vita. Con una sintassi musicale che esplorava tutte le possibilità offerte dalla tradizione pop britannica, racchiuse nel perimetro delineato da Beatles/Kinks da una parte e Sex Pistols/Jesus and Mary Chain dall'altra, con più classe, probabilmente, ma senza l'arroganza che ha permesso ai fratelli Gallagher e brit-compagnia varia di sbancare le classifiche .
And the winner is...
Eccola qua, la madre di tutti i referrers:
blog splinder roma vaffanculo cappotto filosofia (tutto insieme, naturalmente)
(ora però vorrei conoscerlo, il genio che è entrato qui usando questa chiave di ricerca)
P.S.: ho controllato, e il primo risultato usando quel referrer è Pulsatilla.
Aspirazioni

No, niente sogni da rockstar, o da regista o scrittore famoso. Molto più semplicemente, io vorrei essere lui.
Winning a battle, losing a war...
...Playing The Indie Game:
"You've been invited to a major summer festival, but the day before the gig your bass player gets a dreadful gastric flu. Back to square 25" (loro sono autorizzati a toccarsi)
Lui non so, ma io il mio disco indiepop dell'estate l'ho trovato. E il fatto che sia un progetto italiano me lo rende ancor più gradito. Bella l'idea di un disco realizzato usando strumenti giocattolo, con un approccio ludico e infantile, ottimo il cast riunito e decisamente al di sopra delle aspettative la riuscita finale. Tra piacevoli sorprese (Anorak, No Trough Road, Blimey!) e conferme autorevoli (Brave Captain, Wilfried, Lo-Fi Sucks!, Mantler sopra tutti) ogni ascolto di questo gioiellino mi lascia col sorriso tra le labbra (e di questi tempi è quanto di meglio possa chiedere alla musica).
E' solo un augurio, però...
... io intanto lo lascio in mutande.
(se volete divertirvi a vestire il nostro amico PresDelCons nel modo che più vi aggrada, andate qua)
Sex & drugs & Gary Bloke

Guardo poco la tv. Se avessi Sky, la guarderei di più. Se avessi Sky, cercherei di non mancare mai all'appuntamento con Celeb (va in onda su Canal Jimmy, ma non so bene quando). L'ho scoperto guardando una puntata registrata a casa sua e da allora sono diventato un accanito fan di Gary Bloke, il protagonista della sit-com. Che è il perfetto stereotipo della rockstar seventies strafatta e bollita, un po' Mick Jagger e un po' Rod Stewart, ma molto più sul tamarro e con un incomprensibile accento cockney (viene trasmesso in originale coi sottotitoli). Il nostro Gary vive in un castello da favola con la giovane moglie Debs, svampita ex modella, il figlio fancazzista e cannaiolo Troy e l'impeccabile maggiordomo Johnson. La sit-com esplora con humour tipicamente inglese tutti i luoghi comuni sul rock'n'roll lifestyle, con effetti esilaranti.
Esempio dalla puntata che ho visto: Gary chiede al maggiordomo che fine abbia fatto il suo porcellino preferito. Johnson risponde: "Sir, se lo è mangiato". Lui, ricordando, esclama: "Sì, ma quel bastardo aveva fatto fuori tutte le piantine di marijuana." E poi, con aria trasognata: "Mai avuto un trip così mangiando del bacon."
"Ma davvero non conosci..." (Nick Drake e l'arte del rimorchio)
"... Lei si rivolge a lui: "Come si chiamava quel musicista di cui mi parlavi prima?" chiede con aria soddisfatta. Intanto la musica sale ed esattamente nello stesso istante in cui lui si gira verso di lei per risponderle tu hai un'illuminazione, e giusto pochi attimi prima che lo dica il protagonista esclami quasi urlando "Cazzo, ma è Nick Drake!". Superato lo shock si impongono alla mente due considerazioni. Primo, ovvero la notizia bella (per gli uomini), è che parlare alle donne di musica citando personaggi a loro sconosciuti paga sempre. Nella fattispecie ci deve essere qualcosa di intrinsecamente seducente oltre che di evidentemente romantico nella musica di Nick Drake, perchè tutte - e qui c'è l'outing - ci siamo cascate. Secondo, ovvero la notizia cattiva, è che la pacchia è finita. Se nel 2004 la musica di Nick Drake, il semisconosciuto Nick Drake, è diventata non solo colonna sonora ma addirittura vero e proprio elemento narrativo in un inutile filmetto italiano in onda in terza serata, beh vuol dire che i tempi in cui bastava un "Ma davvero non conosci Nick Drake?" per conquistare i cuori delle fanciulle sono andati per sempre. Chilometri e chilometri di nastroni da buttare. Coraggio, ora bisogna trovare qualcun altro, lavorare d'immaginazione, giocare d'astuzia per riempire quei tre puntini di sospensione ("Ma davvero non conosci...") con un nome altrettanto efficace. Certo, come se fosse facile, come se di Nick Drake ne nascesse uno ogni trenta anni."
Spettacolare post articolo di Simona Siri su Nick Drake, nell'ultimo numero di Rumore. Lo ribadisco, la sua prosa ( e quella di Eustontettless e di pochi altri) è uno dei pochi motivi per spendere ancora quei 4 euro al mese per la rivista di Claudio Sorge. E faccio mio il dubbio di Simona e chiedo: con chi lo sostituiamo Nick Drake? Quali nomi di musicista poco conosciuto ma sensibile e affascinante possiamo spendere in ottica rimorchio? Devendra Banhart e CocoRosie andranno bene? O sono (già?) troppo inflazionati?
Summer holidays 2004
E' giunta l'ora di programmare le ferie e mi arrovello cercando soluzioni che mi permettano di saziare la mia fame di concerti. La fine di Frequenze Disturbate è stata un duro colpo a cui bisogna ovviare in qualche modo. Ma mentre vaglio mete più o meno vicine e più o meno raggiungibili (la Spagna, la Scozia, Torino, l'Emilia) una certezza già ce l'ho. Tra il 29 e il 31 luglio resterò in zona per assistere al Soundlabs Festival di Roseto degli Abruzzi. Il cast è ancora in via definizione ma già assai allettante: Wire, Liars, Giardini Di Mirò, Afterhours, Verdena, Le Hammond Inferno, Riccardo Sinigallia, Studiodavoli, etc. E in più loro, freschi vincitori di Progettodemo e quindi pronti ad esibirsi sul palco di Benicassim, con due vecchie conoscenze al seguito come il manager e Max La Pop. See you there.